Another Year
Mike Leigh
2011

Quel film che andrebbe visto quando si ha voglia di qualcosa di leggero

Da quando ho ripreso a scrivere qui, aspetto di vedere qualcosa che mi faccia venir voglia di farci un cine-tatuaggio: quella sensazione durante la visione che si trasforma in silenzio appena terminati i titoli di coda, un po’ come dopo che fai un bel sogno e vorresti portare per sempre con te le belle sensazioni che provi appena sveglio.

Ho visto Another Year la notte prima di riprendere a lavorare dopo delle vacanze di Natale molto particolari, decisamente le più insolite da parecchi anni a questa parte, e questo stato malinconico ha contribuito a far risuonare questa pellicola in modo particolare.

Al centro della storia vi sono le relazioni, e nonostante le vicende narrate non raccontino un qualcosa di lineare, piuttosto vogliono rappresentare dei momenti di vita, sono rimasto particolarmente rapito dai personaggi, al punto tale da dimenticare che l’inizio del film lascia un filo narrativo completamente in sospeso, e soltanto il giorno dopo mi è venuto in mente che della donna con l’insonnia non ne sapremo più nulla.

Di quella donna ci viene però raccontata la sua antitesi, ovvero Gerri, la sua terapeuta, e la sua vita vissuta in pienezza, con la fortuna di una relazione estremamente florida, e le energie che – nonostante gli anni – lei e il marito dedicano alla coltivazione del proprio orto e delle proprie relazioni.

Così come per l’orto di cui ho appena accennato, il film è pregno di metafore, prime fra tutti le stagioni che scandiscono i quattro momenti dell’anno narrato, e che si insinuano negli eventi e nell’umore: in primavera c’è la rinascita, i propositi, la gioia di vivere e di progettare, con l’estate ci si gode ciò che è fiorito, si portano avanti propositi che probabilmente sono fiori non sbocciati, con l’autunno emerge la decadenza, e il riconoscimento che quei fiori non sbocceranno, infine l’inverno che decreta la fine, e che ci porta con i piedi per terra.

Fra i tanti caratteri che vorrebbero rendere il film “corale”, emerge Mary, la segretaria dello studio medico di Gerri e sua amica, che vede nell’appartamento della coppia un luogo sicuro in cui ricaricarsi, sentirsi presa in considerazione, risolversi. E nonostante i suoi tentativi di non restare intrappolata nella sua condizione, la vita non le è di supporto, e gli interrogativi sul finale sono più che leciti: la vita è ciò che ci costruiamo, ma quanto conta la fortuna di incontrare la persona giusta con cui costruire qualcosa di meraviglioso? E quanto spesso invece la fortuna non è altro che il cercare quello che vogliamo da chi non può offrircelo, e negarlo a chi vuole invece donarcelo?

Se in una serata film con l’intento di non guardare niente di troppo impegnativo dovessi scegliere tra un film del genere e un blockbuster, sceglierei questo cento volte.

Cine-tatuaggio: una piccola macchina rossa sulla spalla sinistra.


Non perderti nessun cinetatuaggio, iscriviti alla newsletter:








Loading