Pieles
Eduardo Casanova
2017

Freaky girl in a Barbie world e altri racconti

Prendete il gusto più amaro del mondo, fatene una pallina e circondatelo dalla giusta quantità di dolcificante tale da neutralizzarne il sapore, quindi ingerite il tutto: sarete in grado di distinguere i due sapori completamente opposti violentare le papille gustative ma il cervello percepirà allo stesso tempo l’equilibrio e la neutralità.

Tale è la sensazione che si prova di fronte a qualsiasi inquadratura di questo film in cui il grottesco e il deforme sono immersi in ambienti perfettamente simmetrici e dai toni fastidiosamente pastello.

In un mondo costernato da persone con deformità, i normali sono i veri deformi… sarebbe comodo se da Pieles venisse fuori una simile linea guida, purtroppo però non tutto è rosa o viola, ma esistono anche le sfumature nel mezzo.

Il film racconta sei storie che hanno in comune in qualche modo la deformità, o comunque un personaggio nei cui confronti gli altri provano repulsione. Si potrebbe pensare che in meno di 90 minuti sei storie risultino difficili da approfondire, ma basta invertire due parti del corpo per offrire materiale di riflessione immenso.

In ognuna delle narrazioni infatti Casanova riesce a sfruttare ogni elemento visivo adattandolo a strumento di comunicazione, rendendo quindi il tutto estremamente denso.

Al termine della visione ho provato un forte senso di sazietà, quasi di appesantimento, come se tutto quello a cui avevo assistito fosse stato troppo da assimilare: dopotutto ogni scena ha la potenza di un corto (e a tal proposito se volete farvi un’idea del film recuperate Eat my shit in cui Casanova anticipa una delle idee poi reitrodotte in Pelle).

Per tutta la durata del film ho avuto la sensazione che quell’atmosfera così finta fosse in realtà una maschera atta a trasmettere simbolicamente qualcosa di specifico, eppure senza il suo quadro d’insieme ogni elemento preso da solo perde di qualche significato: come in un puzzle in cui ogni pezzo si incastra perfettamente, la forma di ogni pezzo presa da sola è strana, ma nell’insieme è perfettamente giustificata.

Cinetatuaggio: una sirena sulla spalla sinistra


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