A partire da questo cinetatuaggio non userò più il titolo del film come titolo del post, in primis perché se prima aspettaunmemento era pensato solo per il me del futuro, oggi che ho ripreso a scriverci vorrei che potesse essere anche uno stimolo per gli altri alla scoperta dei film che più mi colpiscono (dopotutto è un blog pubblico), e un titolo accattivante può essere uno strumento più utile per l’invito alla lettura e alla visione.
In secondo luogo, il titolo è ciò che mi ha tenuto lontano da questo film per tutto questo tempo, ed è un vero peccato visto che l’ho apprezzato tantissimo.

Ieri sera si era fatto tardi per un film poiché mi sono smarrito nei cataloghi di Neflix, Primevideo e Disney+, quando ho visto questo film l’idea era di dargli un’occhiata e recuperarlo l’indomani (anche perché ultimamente la mia armatura antisonno sta facendo cilecca e mi sono ritrovato a vedere film a spezzoni sentendomi incredibilmente sporco dentro)… fatto sta che ho mandato a quel paese il ciclo circadiano e ho fatto le ore piccole poiché questo film non può essere stoppato ma vuole essere visto in un unico respiro.
La storia è un mix perfetto di intrigo e chiarezza, di situazioni cliché e intuizioni poco convenzionali, di storia fittizia e fatti reali: fino alla fine mi sarei aspettato un “ispirato ad una storia vera” da qualche parte, e nonostante alla fine parliamo di una storia inventata, non mi sorprenderebbe leggere di vicende molto simili a questa.
La trama è così semplice che basta aggiungere al titolo qualche parola in più per suggerire una sinossi più che completa, e questo perché a dar vita alla storia sono i personaggi con la loro scrittura tridimensionale e l’interpretazione magistrale di un cast ricco di talenti (prima fra tutti l’immensa Frances McDormand che infatti vince anche un Oscar per il ruolo, a cui faccio seguire sul podio personale Woody Harrelson e Sam Rockwell).

Il film è un pugno in faccia all’assopimento civile.
Alla vicenda principale (il caso di una ragazza stuprata e uccisa, e della madre che vuole che sia fatta giustizia), si affiancano tematiche sociali quali razzismo, sessismo omofobia e in generale paura del diverso.
Queste tuttavia non assumono mai il ruolo di protagoniste nella storia, di fatto si manifestano così come quasi sempre accade nella vita: come un’entità liquida, sporca e impantanata che è nascosta internamente alla società, ma che talvolta trasuda dall’involucro sotto forma di escrescenze maleodoranti, che prontamente vengono rimosse (ma solo a livello superficiale).
A fianco a queste riflessioni sulla società si indaga però sull’individuo e sulla sua forza. Viene tracciata una linea netta fra singolo e gruppo, e se è vero che il discorso di sopra resta, emerge altresì un invito all’azione, perché in fin dei conti il tutto cambia per restare uguale è vero, ma in verità tutto cambia per restare uguale, finché non cambia davvero.
Ho trovato questo tipo di struttura veramente eccellente, e quando un film fa risuonare in me queste corde tutto l’aspetto tecnico passa in secondo piano (questo per dire che non ho rivolto la mia attenzione lì, non che non abbia valore registico/fotografico/etc).

Ritornando al titolo
Non penso che Tre manifesti a Ebbing, Missouri sia un adattamento folle, almeno non si può dire una cosa del genere se esistono orrori come Se mi lasci ti cancello. Eppure sono convinto che un italiano non coglie quello che un americano coglierebbe da Three Billboards Outside Ebbing, Missouri sia per il termine “manifesto” che per quanto corretta come traduzione, suggerisce anche altri significati oltre a “cartellone pubblicitario”, sia perché il Missouri difficilmente ci suggerisce lo stereotipo di stato del sud (magari questo è solo un mio problema con la geografia).
Non penso neanche che un adattamento possa migliorare la situazione: Storia di tre cartelloni pubblicitari in una cittadina negli Stati Uniti del sud dove lo stereotipo è “tipico bifolco razzista”, nel Missouri.
Il fatto è che nonostante con me non abbia funzionato, riconosco che si tratta di un titolo interessante, e dopo la visione del film guadagna molti punti, e probabilmente è molto più memorabile di un titolo più generico e banale, quindi semplicemente sarà un promemoria per il me del futuro al non lasciarsi condizionare dalla copertina e andare dritto nel contenuto.

Cine-tatuaggio: tre quadrati rossi su un’ustione del tricipite destro.

