Nei propositi di questo nuovo anno, i film che mi sono ripromesso di guardare ogni mese sono 3, con almeno un cine-tatuaggio.
Riflettendoci non posso non notare che questo era il numero settimanale di cine-tatuaggi di quando ho cominciato questo blog, e mi sento un po’ in colpa.
Ma in data 8 gennaio ho già due visioni e questo che spero diventi un cine-tatuaggio (e non una di quelle bozze destinate all’oblio), quindi magari quando farò il resoconto del 2023 potrò congratularmi con me stesso.
A proposito di oblio, ho speso non so quanti minuti a cercare il vecchio cine-tatuaggio dedicato a questo film per scoprire con mia sorpresa che lo evitai, forse perché sentii il peso di dover ammettere che un capolavoro indiscusso non mi aveva minimamente segnato.
Ammetto che un po’ mi dispiace, perché avrei voluto che questo post potesse essere una rivalsa e un “inno al rewatch”.
Dall’altra parte però sono anche contento, perché probabilmente mi sarei confrontato con un cine-tatuaggio generico e sbrigativo, di quelli che scrivevo quando il film non mi era arrivato!

Quali furono i miei problemi con Blade Runner?
Potrei elencarli uno ad uno, ma mi limito ai quattro fondamentali:
- I voti altissimi.
Non bisognerebbe mai avere aspettative, anche quando il film merita. - Il genere.
Viene esaltato il suo essere uno sci-fi, ma il noir andrebbe messo almeno sullo stesso piano! Sarò anche un aspirante cinefilo ma sono figlio del 21o secolo, e poi un film noir necessita del giusto approccio. Dopotutto se sento fantascienza e l’associo a Scott e agli anni ’80, il mio palato si predispone a un mix fra Star Wars e Alien, unito al discorso dell’aspettativa alta, non mi sorprendo se poi il film mi abbia suscitato noia! - Il contesto.
Questo non è colpa del film, ma sono dell’idea che qualunque opera debba raggiungerti nel momento giusto. Nel mio caso questo non accadde. Semplicemente lo guardai nel momento sbagliato. In questo rewatch, invece, ero estremamente bisognoso di guardare qualcosa di bello dopo tante oscenità e delusioni, e Blade Runner è stato perfetto. - Il sequel.
So che in molti si strapperanno le vesti, ma quanto è bello Blade Runner 2049?! D’altronde l’ho guardato sapendo cosa aspettarmi e riuscii a godermi appieno quel sequel che almeno a livello visivo non posso non considerare più che riuscito. Da come rimasi soddisfatto non mi si è tolto dalla testa il tarlo che mi proponeva un rewatch dell’originale ambientato nel 2019.

Aspettaunmemento è un progetto cominciato nel 2015 che non aveva alcuna pretesa se non quello di mettermi alla prova da una parte a essere sintetico e asciutto, dall’altra a recuperare le enormi lacune che avevo in fatto di film e che puntualmente erano posticipate da ripetuti rewatch di quelli che erano i titoli che amavo.
Il primo punto l’ho sdoganato, e ormai quando capito qui mi dilungo, e va bene così.
Il secondo è sempre stato un tabù, perché sapevo che nel momento in cui avessi ceduto al Rewatch sarebbe stata la fine.
Poi è arrivato dicembre 2022, e come un tossicodipendente che ricade nel vecchio giro ho cominciato a riguardare non una, non due ma ben tre serie che ho amato negli ultimi anni.
Ammetto che è un po’ deludente come sensazione: è come rassegnarsi al fatto di non esser capaci di trovare qualcosa di bello in titoli nuovi, essendo costretti a rifugiarsi in quelli già visti.
Poi c’è improvvisamente un allineamento dei pianeti: la persona giusta che ne parla con amore, la citazione al film nel libro che si sta leggendo, e il catalogo netflix che mi suggerisce in home il sequel 2049. queste tre cose che si sono susseguite in brevissimo tempo sono diventate un’idea: perché non dare una seconda chance a Blade Runner?
Sono fiero di averlo fatto: ho rivisto il film e sono stato finalmente conquistato da questo capolavoro del 1982.
Ma direi che 642 parole per introdurre il cinetatuaggio sono abbastanza, adesso passerei alla confessione: non so mai cosa dire di film del genere.
Ne parlerei ore, sia chiaro, ma sono perfettamente consapevole che chi vuole avere un parere di qualunque tipo sicuramente non ha bisogno di me, e poi questo luogo nel web nasce come bisogno personale di “ricordare” ciò che so inevitabilmente dimenticherei.
Quindi lascio agli esperti i discorsi tradizionali, e qui mi rivolgo al me del futuro: cosa ricordare di Blade Runer? Ecco una top 3 (ultimamente sono in vena di classifiche!).

1. L’atmosfera
Pioggia, fumo, neon, occhiali da sole di notte con luci laser, colonne e piramidi fuse a grattaceli di oltre novanta piani, pioggia, animali sintetici, dialetti incomprensibili che mescolano tutte le lingue, oriente e occidente ricuciti come il mostro di Frankenstein, pioggia, cartelloni pubblicitari colossali, dirigibili, auto volanti, luci che vengono proiettate in casa, pioggia, cocktail con tentacoli, tubi, pale, parabole, pioggia.
Guardare il film con l’obiettivo morale di innamorarsi di ogni inquadratura, di ogni trovata e di ogni proiezione verso il futuro è un atteggiamento imprescindibile.
Tra le tante non posso non citare la nube rossa di sangue che collega una scazzottata alla scena successiva in cui Deckard beve un bicchiere di indefinito alcol trasparente.
Altro che 3D, questo film suggerisce sapori, odori e sensazioni!

2. Occhi
Come distinguere un Replicante da un Essere umano? Dalle reazioni della pupilla a stimoli specifici.
Trovo profetica questa scelta: in un mondo come il nostro in cui i rapporti stanno diventando estremamente labili, non è lontano il giorno in cui avremo bisogno di incontrare una persona per esser certi che questa esista.
In questo momento possiamo dirci ancora dal lato sicuro del confine, ma se guardo un deep fake, leggo un testo auto-generato da chatGPT, o guardo un’illustrazione di un’IA, ecco inizio a notare che la linea tratteggiata non è così distante, e presto il confine lo oltrepasseremo, e forse saremo anche noi nella condizione di dubitare che la persona oltre il nostro schermo possa essere reale oppure no.
E qui il simbolismo degli occhi diventa cardine: è guardandoci negli occhi che sveliamo la nostra umanità, con il contatto.
Chi aveva in mente il film non voleva lanciare questa critica precisa, almeno non con l’accezione che possiamo identificare oggi, eppure a distanza di quarant’anni lo fa, ed è proprio questa la potenza di un’opera immortale.
Gli occhi saranno poi elementi che torneranno più volte nel racconto non solo nelle scene di interrogatorio, ma anche nei riflessi che rivelano allo spettatore i Replicanti (e gli animali, ormai sostituiti a loro volta dalla controparte sintetica), nonché nel personaggio di Hannibal Chew, progettista genetico che si occupa proprio di questa parte anatomica dei Replicanti (e lo fa in un contesto molto freddo, chissà se il gioco di parole tra Eyes e Ice è voluto o sono io che ci voglio vedere troppo… vedere ?).
In ultimo, chiaramente, uno dei monologhi più famosi della storia del cinema, che dona al film un finale spaventoso, e che descrive ciò che il replicante Roy Batty “ha visto” con i propri occhi.

3. I Nexus 6
Quanto sono belli i Replicanti. Io lo so che le tematiche belle vengono abusate fino a risultare banali.
Ma credo si possa riuscire – con un piccolo sforzo – a scrollarsi di dosso tutte le centinaia e centinaia di iterazioni in altre opere, e lasciarsi irrorare dalla bellezza di un concetto tanto complesso quanto semplice: i Replicanti sono vivi perché hanno paura della morte.
Meraviglioso tutto il percorso che compiono i protagonisti delle due storie: da un lato il cacciatore, dall’altro la bestia.
Meraviglioso il confronto finale fra Roy Batty e Deckard, un confronto che termina sotto la pioggia incessante.
In questo momento iconico, quelle che erano le convinzioni solide e distinte dello spettatore si sciolgono e si mescolano: ciò che fino a quel momento aveva dei contorni delineati, rivela una verità tutt’altro che granitica, piuttosto un fluido indefinito.
Cine-tatuaggio: una colomba sul dorso della mano destra

