Sembra strano considerarlo un film diverso dal precedente: il tempo della storia è praticamente uguale a quello del racconto, ancora più che in Prima dell’alba, e l’ascoltare dialoghi così naturali, percorrere le strade di Parigi conoscendo i personaggi allo stesso modo in cui l’uno conosce l’altro, dopo un lasso di tempo che per quanto minore rispetto a nove anni è comunque maggiore rispetto alla pausa tra primo e secondo tempo (dopo Boyhood non mi avrebbe sorpreso se Linklater avesse girato questo film in nove anni)…
Stando così le cose non posso che catapultarmi verso il terzo capitolo per poter esprimere un parere completo.

Cine-tatuaggio: Una tour effeil sotto l’orologio a destra

