La classica storia dell’uomo che viene corroso dal successo e dal denaro, una lunga immersione accompagnata da un grandissimo Di Caprio nei panni di Jordan Belfort.
La parabola asimmetrica del percorso del personaggio è suddivisa in tappe frequenti in cui è lo stesso protagonista a parlare al pubblico, una rottura di schemi non nuova nel cinema, ma decisamente funzionante considerando il genere in cui è inserita, una rottura che rende la biografia un’autobiografia con un narratore interno alla storia che sembra scoprire con noi ciò che accadrà.
La tecnica di narrazione è perfetta, regia in primis… tre ore fluide che alternano riprese pulite a sequenze in slow motion a spot pubblicitari a meta-cinema a flashback ad effetti di droghe…

Cine-tatuaggio: i lividi lasciati dalle nocche della mano destra sul petto.

