Scorre come l’acqua e nonostante i temi che tratta riesce a mantenere una certa leggerezza, grazie all’atmosfera ispanica e alla sceneggiatura calibrata magistralmente.
La chiusura lascia non pochi dubbi per una ragione assurda: tutto ritorna.
Fino a quel momento infatti tutto il film dava l’impressione di percorrere binari lontani dalla realtà, quando quei binari si rivelano appartenere alla realtà stessa lo straniamento e palpabile nonostante si tratti di una realtà estrema.
Gli spunti di riflessione sono molteplici, moltissimi riconducono al rapporto con i cari; rivedere qualche scena o ripassare parti della trama, non possono che far bene.
Il dubbio assale quando sbrogliata la matassa la si osserva nella sua assurda e cruda interezza.
Cine-tatuaggio: la ferita di una pugnalata al fianco sinistro
