Nel mondo di oggi vivere in una grande città significa anche diventare un volto fra i tanti, complice anche l’acquisto online di qualsiasi cosa, eppure c’è un istinto di appartenenza che ci spinge a creare dei rituali che coinvolgano le persone attorno, come quando ci si reca in un negozio solito e si viene accolti da un volto sorridente che ti riconosce e sa già cosa vuoi.
Il primo pacco che ho fatto consegnare in tabaccheria serviva a sfruttare un’offerta, il secondo probabilmente per esigenza. Dal terzo in poi è diventata un’abitudine. Man mano che passavano i mesi cominciavo a scoprire negozi nei dintorni che ignoravo, e giorno dopo giorno sono diventato per loro, e loro per me, un viso familiare.
Quando David e Woody giungono nel paese natale dopo tanti anni e lo riscoprono completamente cambiato mi sono immaginato nei loro panni, e sono stato travolto da una strana malinconia.
È stato interessante il modo di voler trasmettere queste sensazioni, soprattutto perché poi in realtà se è vero che tutto cambia è altrettanto vero che tutto resta uguale a se stesso, e in quell’ambiente rinnovato c’erano comunque i vecchi amici, familiari, amori, ma in altri luoghi e con volti diversi.

Ma iniziamo dal principio, eravamo in una tabaccheria. Non è il luogo dove inizia il film ma è il luogo in cui, ogni volta che recupero un pacco, mi presenta la fila di anziani che tentano la fortuna con i numeri del lotto.
Ogni volta che assisto a scene del genere la domanda che mi pongo è la stessa: cosa farei se vincessi una quantità spropositata di soldi? Non trovando mai una risposta soddisfacente mi convinco che non valga la pena nemmeno provarci.
È bello che tu abbia smesso con l’alcol.
La birra non è alcol.
Woody non solo sa come rispondere a questa domanda, ma ha anche vinto davvero una cifra spropositata, o almeno è convinto di averla vinta, e la sua cocciutaggine e la sua insistenza spingono suo figlio David ad accompagnarlo in Nebraska, presso la sede delle riviste che gli avevano mandato per posta il flyer vincente dal valore di un milione di dollari.
Per un po’ il film percorre la via del road movie, in cui padre e figlio iniziano in maniera un po’ goffa a riscoprirsi, con tutte le difficoltà che l’età avanzata porta. Poi ci si ferma per un po’ a Lincoln, la città natale dove ancora vivono i fratelli.

In questa circostanza il sorrisometro manterrà livelli elevatissimi.
Tutto il film raccoglierà una marea di momenti di estrema tenerezza e ilarità, dovuta dalla sfacciata onestà dei personaggi di Woody, della moglie Kate, e di tutti gli altri anziani che non hanno più nulla da perdere, e esprimono i loro pareri come fanno i bambini.
La scena al cimitero è probabilmente uno dei punti più rappresentativi di questo concetto, mi ha divertito tantissimo sentir parlare in maniera così spensierata e sfacciata di fronte alle morti tragiche di un bambino morto a due anni, e di una ragazza di diciannove.
Il rapporto con Kate viene approfondito in maniera sorprendente attraverso molteplici racconti apparentemente sconnessi e di poco conto. A fine film tuttavia ci si riscoprirà consapevoli di una storia con una sua coerenza.
Questo tipo di scrittura mi ha restituito una genuinità e una profondità non da poco.

Quando la voce circa la vincita enorme si sparge, le persone si trasformano e iniziano a rivelarsi per quello che sono davvero, e chi in un primo momento mette in guardia Woody dagli avvoltoi, si ritrova poi a metter fuori il proprio istinto rapace.
Questo malinteso crea delle tensioni estremamente interessanti, in ogni scena non ho potuto fare a meno di domandarmi cosa sarebbe successo qualora ci fossi stato io al posto dei protagonisti.
La fotografia di Nebraska è una gioia per gli occhi, per me amante del bianco e nero ha restituito delle inquadrature davvero suggestive, ma in effetti questo film lo contemplavo da anni per la meravigliosa foto della locandina.
Per quanto riguarda la regia non ho notato particolari manierismi, ma l’ho trovata precisa e delicata, per niente scontata. Delle scene che ho gradito maggiormente ricordo perfettamente le sequenze.
Le musiche accompagnano deliziosamente, e restituiscono alle scene di viaggio l’atmosfera perfetta.

Come già anticipato nel corso della stesura di questo post, il punto di forza è sicuramente la scrittura, capace di conferire una miscela di divertimento, riflessione, leggerezza ed emotività che è molto difficile da replicare.
La scelta di non cadere in facili cliché è la ciliegina sulla torta di questo piccolo gioiellino, che non mi dispiacerebbe rivedere in futuro.
Cine-tatuaggio: un pickup sull’avambraccio destro, visibile quando si beve la birra con le maniche tirate su.

